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Momenti di un
unico, angoscioso sondaggio al fondo dell’emarginazione
razziale, sociale, civile, umana, vissuti sul filo di una
ribellione e al contempo di una esigenza di rifugio nello
spazio dell’immaginario individuale che si fa collettivo,
per poi tornare a filtrare nel privato dell’individuo.
Tipicamente neri sono i blues e gli spirituals, gli uni
profani, gli altri religiosi, ma entrambi sorretti dal
binomio ribellione-rassegnazione, che quella razza ha
vissuto e subito per anni negli Stati Uniti. Canto d’amore
il blues, sia country, rurale e contadino, come urban,
cittadino, sul filo di un ricambio della pena e del dolore
fra l’uomo e la donna, esprimeva un sentimento struggente.
Se nel blues è rintracciabile il senso angoscioso realtà
quotidiana, sospinta fino ai confini estremi della
dannazione, della miseria, dell’infelicità, negli spirituals
si accende una perenne tensione interiore del nero per
l’aldilà, alla scoperta e al recupero di una fede religiosa.
Il sacro degli spirituals, configura il grande momento
dell’evangelizzazione nera in America, sorretta dal supporto
di predicatori che indicavano la via del riscatto e della
rinascita dopo la morte, nella casa celeste dove finalmente
un po’ di pace e di liberazione avrebbe spinto il
perseguitato verso la rinascenza.
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